Il ritorno di Basic Instinct continua a essere uno dei progetti più discussi e allo stesso tempo più incerti del panorama cinematografico attuale. Nelle ultime settimane, l’attenzione si è concentrata su una possibile svolta creativa che sembrava già delineata: il coinvolgimento della regista Emerald Fennell. Tuttavia, la situazione si è rapidamente ribaltata, lasciando il reboot nuovamente privo di una direzione chiara.
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A generare l’ondata di interesse è stato Joe Eszterhas, autore dello script originale del film del 1992. In un’intervista, lo sceneggiatore aveva indicato Fennell come la scelta ideale per dirigere il nuovo capitolo, sottolineando come il suo approccio audace e la sua capacità di affrontare tematiche controverse fossero perfettamente in linea con lo spirito del franchise. Le sue dichiarazioni hanno rapidamente alimentato l’idea che il progetto fosse già in una fase avanzata.
La risposta ufficiale, però, non si è fatta attendere. Un portavoce della regista ha smentito in modo netto qualsiasi coinvolgimento, chiarendo che non esiste alcuna trattativa in corso. A rafforzare la smentita è intervenuta anche Amazon MGM Studios, che ha definito le indiscrezioni “completamente false”. Una doppia presa di posizione che ha riportato il progetto a uno stato di incertezza.
Il contesto, del resto, è particolarmente delicato. Il film originale, interpretato da Sharon Stone e Michael Douglas, è diventato un simbolo del thriller erotico degli anni ’90, capace di unire successo commerciale e controversie culturali. Il sequel del 2006, al contrario, non è riuscito a replicare quell’impatto, trasformandosi in un fallimento che ancora oggi pesa su qualsiasi tentativo di rilancio.
Anche Sharon Stone ha espresso apertamente scetticismo nei confronti dell’idea di un reboot, mettendo in dubbio la necessità di tornare su una storia così fortemente legata al suo tempo. Le sue parole riflettono una delle principali difficoltà del progetto: trovare un equilibrio tra eredità e rinnovamento senza snaturare ciò che ha reso iconico l’originale.
A complicare ulteriormente il quadro sono le dichiarazioni dello stesso Eszterhas, che ha descritto il nuovo film come “anti-woke”. Un’etichetta che, al di là delle intenzioni, inserisce il progetto in un dibattito culturale più ampio, trasformandolo in qualcosa che va oltre il semplice remake. Il rischio è che il film venga percepito non solo come un’operazione cinematografica, ma come una presa di posizione ideologica.
Al momento, il reboot di Basic Instinct resta dunque un’idea ancora in fase embrionale. Senza una regista confermata e con indicazioni contrastanti sulla direzione creativa, il progetto appare sospeso tra ambizione e incertezza. Più che un film in sviluppo, sembra un caso emblematico di come il cinema contemporaneo si costruisca anche attraverso voci, smentite e aspettative, prima ancora di arrivare concretamente sullo schermo.