James Wan e il sogno proibito di Cthulhu: un film possibile (ma quasi impossibile)

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Nel panorama dell’horror contemporaneo, pochi nomi hanno un peso pari a James Wan. Dopo aver ridefinito il genere con saghe come The Conjuring e Saw, il regista guarda da anni a una delle opere più complesse e affascinanti della letteratura weird: The Call of Cthulhu di H. P. Lovecraft. Un progetto ambizioso, quasi mitologico, che però continua a scontrarsi con un ostacolo molto concreto: il budget.

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L’idea di portare Cthulhu sul grande schermo non è nuova, ma ogni tentativo si è infranto contro la stessa difficoltà. L’orrore lovecraftiano non è fatto di jump scare o mostri tradizionali: è un orrore cosmico, fatto di entità incomprensibili, dimensioni alterate e una sensazione costante di insignificanza umana. Tradurre tutto questo in immagini richiede effetti visivi sofisticati, scenografie complesse e una costruzione visiva che inevitabilmente fa lievitare i costi.

Wan lo sa bene. Ha più volte ribadito che il progetto è vivo, ma anche che non può essere realizzato “a metà”. Un film su Cthulhu, per funzionare davvero, deve essere totalizzante, visivamente potente e immersivo. E questo significa investimenti enormi, difficili da giustificare in un mercato dove l’horror, salvo rare eccezioni, raramente raggiunge incassi paragonabili ai blockbuster.

Il caso non è isolato. Anche Guillermo del Toro ha visto naufragare il suo ambizioso adattamento di At the Mountains of Madness, cancellato proprio per timori legati ai costi e alla resa commerciale. Il paradosso è evidente: Lovecraft è amatissimo, influente, citato ovunque nella cultura pop, ma le sue opere restano difficili da trasformare in successi mainstream.

Negli ultimi anni, diversi film hanno provato ad avvicinarsi a quell’immaginario, senza però ottenere risultati decisivi. Alcuni, come Underwater o The Empty Man, hanno mostrato spunti interessanti ma non hanno lasciato un segno duraturo al botteghino. Questo alimenta la prudenza degli studios, che vedono progetti simili come rischiosi, soprattutto quando richiedono budget elevati.

Eppure, proprio qui entra in gioco la figura di Wan. La sua carriera è costruita su un equilibrio raro tra visione autoriale e successo commerciale. I suoi film hanno incassato miliardi e dimostrato che l’horror può essere anche un grande business, se raccontato con intelligenza e accessibilità. Questo potrebbe essere l’elemento decisivo per trasformare The Call of Cthulhu da sogno impossibile a progetto concreto.

C’è però un altro fattore da considerare: il tempo. Wan è coinvolto in numerosi progetti e lo sviluppo di un film così complesso richiede anni di lavoro. Il rischio è che Cthulhu resti ancora a lungo in quella zona grigia tipica di Hollywood, dove le idee esistono, evolvono, ma non arrivano mai davvero sul set.

Alla fine, la vera ironia è questa: il mostro più temibile non è Cthulhu, ma il sistema produttivo stesso. Perché nel cinema contemporaneo, anche l’orrore cosmico deve fare i conti con numeri, investimenti e ritorni economici. E finché non si troverà un equilibrio tra ambizione artistica e sostenibilità commerciale, il grande antico continuerà a restare dove Lovecraft lo aveva immaginato: nell’ombra, in attesa di emergere.

Sofia
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